la necropoli 

Situata lungo la strada che collega Sovana a San Martino sul Fiora, la Necropoli (scoperta nel 1843 da parte di Ainsley) è sempre stata meta di visite sia di turisti che di studiosi che oltre a scavi archeologici, hanno anche lasciato descrizioni affascinanti della Necropoli stessa oltre che del paesaggio circostante.

Proprio una di queste descrizioni, quella di George Dennis del 1848, diede a Sovana ed ai suoi ritrovamenti, un importanza internazionale.

Da allora furono avviati molti scavi, anche se non sempre per motivi scientifici, e soltanto dal 1925 si può parlare di una vera e propria attività di studio e rilevamento completo delle parti architettoniche delle tombe che erano state scoperte in precedenza (tra queste la Tomba Ildebranda grazie ai fratelli Rosi).

La necropoli di Sovana non è la più estesa rispetto alle necropoli di zone vicine, ma sicuramente è un esempio unico per la varietà di tombe che vi si possono trovare e che esprimono tutta la bellezza dell' architettura e dell' arte etrusca.

 

 

tomba pola

Questa tomba molto probabilmente risale al III sec. a.C. Delle 8 colonne che la componevano, oggi ne rimane una soltanto. Al centro di questo colonnato era posto l'ingresso della camera sepolcrale. Anche in questo caso la facciata doveva essere ricoperta completamente di stucco nei colori cromatici secondo il gusto tipico degli etruschi. All'interno del "pronaos" si possono trovare cassettoni a riquadrature piane molto semplici.

 

 

 

 

 

 

tomba del tifone

Risale al II sec. a.C. ed è un tipico esempio di tomba a timpano con portico. Il nome è dovuto ad una scultura decorativa ritrovata al suo interno raffigurante appunto una testa di Tifone, mostro mitologico dell'antica Grecia. Anche in questo caso, come nella tomba Ildebranda, è molto evidente l'influsso della civiltà ellenica su quella etrusca.

 

 

 

 

 

 

 

 

tomba del sileno

Datata intorno al III sec. a.C., questa tomba deve il suo nome al ritrovamento durante degli scavi, di una testa di Sileno. Di tipo a "edicola", vi si nota un certo distacco dallo stile ellenico, a cominciare dallo stile delle quattro colonne più vicino allo ionico piuttosto che al dorico. Anche la leggenda dei Sileni risale alla mitologia greca e vengono raffigurati con sembianze tra l'umano e il ferino.

 

 

 

 

 

 

 

 

tomba pisa

Splendido esempio di tomba "a camera", risale al III sec. a.C. circa, ed è interamente ricavata nel blocco tufaceo della roccia. Probabilmente venne utilizzata per più generazioni, dal momento che è composta da 9 camere comunicanti ed è molto ampia. Inoltre sono stati rinvenuti resti risalenti in vari periodi, dal III sec. al I sec. a.C. consistenti principalmente in ceramiche ellenistiche con particolari metallici in bronzo dorato. Il nome deriva dal fatto che venne scoperta nel 1963 dall' Istituto di archeologia di Pisa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOMBA DELLA SIRENA

Anche in questo caso siamo di fronte ad un esempio di tomba a "edicola" risalente al III-II sec. a.C. ed è costituita da una facciata nella quale si apre una nicchia sulla quale si può ammirare il frontone adorno di sculture. Tra queste sculture, quella più importante è certamente quella di Scilla, figura metà donna e metà pesce ricordata da Omero, ed accanto ad essa altre due figure che probabilmente dovevano rappresentare i genii tutelari del defunto.

Al di sotto del frontone si trova, come abbiamo detto, una nicchia dove si può trovare la figura del defunto durante un banchetto. Questo fatto si può ritrovare in molte urne e sarcofagi etruschi. Purtroppo questa figura risulta oggi quasi completamente levigata, anche perché forse venne utilizzato come santuario, come la croce scolpita sul giaciglio lascerebbe ad intendere.

La camera sepolcrale si trova di fonte alla facciata in basso, e vi si accede mediante uno stretto "dromos". Entrambi sono collocati obliquamente rispetto alla facciata, e questo farebbe pensare che quest' ultima sia stata costruita in un secondo tempo e posizionata in questo modo a causa dell' andamento del pendio.

La camera sepolcrale non è di grandi dimensioni, vi si possono trovare tre panche sulle quali vennero probabilmente poste le urne con le ceneri dei defunti.

 

 

 

cappella di san sebastiano

Questa cappella è situata presso la confluenza dei torrenti Calesine e Folonia. Di modesto interesse artistico, vi si possono vedere all' interno ancora tracce di dipinti tra gli archi del portico. Splendido comunque è lo scenario suggestivo nel quale è collocata.

 

 

la mano di orlando

In realtà si tratta di un grosso masso tufaceo corroso dagli agenti atmosferici che si sono divertiti a donargli la conformazione di una mano. Situato a pochi km fuori da Sovana verso Sorano, sulla sinistra, deve il nome alla leggenda che riportiamo*:

"Dopo lunghi anni di assedio, l'imperatore Carlo Magno ancora non era riuscito ad impadronirsi di Sovana. Da quando il paladino Orlando, adirato contro il re per la sua ingratitudine, se ne era andato, non era stato più concluso nulla. Bisognava far ritornare il prode cavaliere. Ritornato all' accampamento, Orlando, visto che l' impresa risultava più difficile di quanto credesse, si fermò a pregare, con profonda fede, vicino ad un masso, stringendolo inavvertitamente con la mano nel fervore della preghiera, ed ecco che, a confermare la sua forza, i segni della sua mano rimasero sul masso, che ne assunse miracolosamente al forma".

* Storia tratta dal libro "Viaggio attraverso la Civiltà del Tufo" a cura della Cooperativa "La Fortezza" di Sorano